Film criticism: "Le cose non dette". Muccino.

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Questo film di Muccino può apparire, a una lettura superficiale, come una narrazione in difesa delle mogli tradite, con un marito infedele rappresentato come figura assediata da una giovane amante petulante, ossessiva e impropriamente territoriale rispetto a uno spazio matrimoniale già da tempo occupato, logoro e privo di reale prospettiva.
In realtà, il film si configura come un racconto di taglio noir, segnato da una tonalità tragica e a tratti macabra, che finisce paradossalmente per schierarsi dalla parte delle giovani amanti, destinate qui a un esito autenticamente distruttivo.
È un’opera che consiglierei a chi voglia comprendere, per via negativa, che cosa accade quando il non detto diventa sistema, quando le omissioni strutturali del marito nei confronti della moglie, che resta e rimane la donna ufficiale, producono una catena di equivoci, illusioni e violenze simboliche.
La giovane amante, confusa e insieme esaltata, tenta con crescente esasperazione di convincere l’uomo ormai maturo a lasciare la moglie, ricorrendo a strategie indirette e a pressioni continue, senza riuscire a cogliere un dato essenziale, vale a dire che, qualora riuscisse davvero a ottenerlo per sé, non conquisterebbe altro che un uomo strutturalmente menzognero e infedele, già predisposto alla pratica sistematica delle cose non dette.
Nessuno muore, se non la figura più fragile e meno tutelata, la giovane amante stessa, che paga fino in fondo il prezzo di un’illusione alimentata dall’ambiguità dell'amante sposato e dalla propria incapacità di riconoscere questo uomo come tale: un bugiardo che conduce una doppia vita.

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